

Needle shaping
Come avviene il trattamento?
Nel Needle Shaping, si utilizza un ago da agopuntura attraverso il quale passa una corrente elettrica galvanica molto debole, impercettibile per il paziente grazie a macchinari di ultima generazione.
Questa tecnica mira a disidratare il tessuto connettivo attorno all’ago, inducendo l’adesione delle fibre elastiche e di collagene all’ago stesso, formando fusi sequenziali.
Successivamente, ruotando e tirando delicatamente l’ago, si forma un “gomitolo” di fibre collagene che crea una trazione verso l’alto e aumenta il volume dei tessuti.
Questa tecnica può essere utilizzata anche per aumentare il volume delle labbra e per migliorare le cicatrici depresse, come quelle derivanti dall’acne.
Le sedute avvengono mensilmente per permettere ai tessuti di rigenerarsi e compattarsi attraverso la stimolazione dei fibroblasti.
Il numero delle sedute varia a seconda dell’area trattata e della risposta del tessuto dopo tre settimane.

Carbossiterapia
Questa metodica, originata nella medicina termale francese negli anni ’30, consiste nell’iniezione sottocutanea di anidride carbonica medica.
L’obiettivo è aumentare il flusso sanguigno e linfatico, favorendo la cessione di ossigeno. La vasodilatazione risultante stimola la fibroplasia tissutale, promuovendo la biostimolazione dermica contro il cronoe foto-invecchiamento.
Inoltre, l’effetto lipoclasico della CO2 riduce gli accumuli di tessuto adiposo localizzati in zone come addome, cosce, glutei e fianchi.
Il ripristino del flusso sanguigno e linfatico contribuisce al compattamento delle fibre collageniche, riducendo l’aspetto della pelle a “buccia d’arancia”.
L’aumentata ossigenazione dei tessuti favorisce il riallineamento delle fibre elastiche, promuovendo il ripristino dell’equilibrio cellulare e migliorando la condizione di smagliature recenti o meno recenti.
Procedura
Il medico utilizza aghi sottilissimi per effettuare microiniezioni di CO2 medica nel derma e nel sottocute, in base alla zona da trattare.
Il trattamento non richiede anestesia locale, poiché si avverte solo un leggero fastidio. Le sedute sono settimanali, per un totale di 8-10 sedute, ciascuna della durata di circa 30 minuti.
In aggiunta alla carbossiterapia, è possibile associare iniezioni di biorivitalizzanti contenenti vitamine e acido ialuronico. Questi, agendo su un tessuto già ricompattato dalla carbossiterapia, possono migliorare ulteriormente i risultati ottenuti.
Impiego tricologico
L’infusione di CO2 nel cuoio capelluto stimola il microcircolo sanguigno, aumentando l’ossigenazione dei bulbi piliferi e attivando il metabolismo locale per contrastare l’ipossia dei capelli.
L’uso combinato di Carbossiterapia e PRP per i capelli è attualmente considerato il trattamento non chirurgico più efficace per affrontare il diradamento dei capelli sia negli uomini che nelle donne. Questo approccio porta a un miglioramento generale della densità dei capelli e a un ispessimento del fusto pilifero, rendendolo più robusto e vigoroso. Inoltre, si osserva un significativo miglioramento della secrezione sebacea e il ripristino dell’equilibrio del pH cutaneo.
Controindicazioni
La Carbossiterapia è controindicata nelle seguenti condizioni:
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Insufficienza cardiaca, renale o respiratoria
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Ipertensione arteriosa moderata-grave
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Epatite cronica o cirrosi
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Anemia
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Trattamento con chemioterapici
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Assunzione di Acetazolamide, Diclofenamide o altri inibitori dell’anidrasi carbonica
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Diabete mellito
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Storia di trombosi, tromboflebiti o embolie
In queste situazioni potrebbero verificarsi fenomeni di acidosi e chetoacidosi.

Blefaroplastica non chirurgica
Esiste un metodo per ringiovanire lo sguardo senza chirurgia, tagli o punti di sutura?
Sì, attraverso l’uso di un macchinario che vaporizza gradualmente lo strato corneo in eccesso sulla pelle delle palpebre.
Questa tecnica, non ablativa, non comporta incisioni con bisturi o laser, eliminando il sanguinamento e mantenendo intatta la struttura muscolare sottostante.
La vaporizzazione interessa gli strati superficiali della pelle senza danneggiare la membrana basale, permettendo la rigenerazione delle cellule epiteliali.
Il trattamento utilizza piccoli spot di energia del Plexer, distribuiti per preservare la flessibilità delle palpebre in movimento.
Il dolore durante il trattamento è gestito con crema anestetica applicata un’ora prima. L’edema dura circa 72 ore e viene trattato con impacchi ghiacciati e integratori antiedemigeni per via orale per facilitare la convalescenza breve.
Dopo il trattamento, possono comparire piccole crosticine che cadono naturalmente in 4-8 giorni, a seconda della profondità e dell’estensione del trattamento.
Le aree trattate devono essere lavate delicatamente senza strofinare, disinfettate con colliri e non esposte a creme o unguenti per accelerare la caduta delle croste. Una volta cadute, la nuova pelle rosea si contrae, migliorando l’aspetto dello sguardo.
Quante sedute sono necessarie per ottenere risultati ottimali?
Di solito, sono sufficienti da 3 a 4 sedute per evitare un eccessivo edema e permettere alla paziente di riprendere rapidamente le attività lavorative.
La stessa tecnica può essere utilizzata in altri ambiti?
Sì, il Plexer può essere impiegato con la stessa tecnica di sublimazione dello strato corneo per ridurre le linee del contorno delle labbra e le rughe sottili della parte inferiore e media del viso.
L’infusione di CO2 nel cuoio capelluto stimola il microcircolo sanguigno, aumentando l’ossigenazione dei bulbi piliferi e attivando il metabolismo locale per contrastare l’ipossia dei capelli.
L’uso combinato di Carbossiterapia e PRP per i capelli è attualmente considerato il trattamento non chirurgico più efficace per affrontare il diradamento dei capelli sia negli uomini che nelle donne. Questo approccio porta a un miglioramento generale della densità dei capelli e a un ispessimento del fusto pilifero, rendendolo più robusto e vigoroso. Inoltre, si osserva un significativo miglioramento della secrezione sebacea e il ripristino dell’equilibrio del pH cutaneo.
Controindicazioni
La Carbossiterapia è controindicata nelle seguenti condizioni:
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Insufficienza cardiaca, renale o respiratoria
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Ipertensione arteriosa moderata-grave
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Epatite cronica o cirrosi
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Anemia
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Trattamento con chemioterapici
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Assunzione di Acetazolamide, Diclofenamide o altri inibitori dell’anidrasi carbonica
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Diabete mellito
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Storia di trombosi, tromboflebiti o embolie
In queste situazioni potrebbero verificarsi fenomeni di acidosi e chetoacidosi.